Spazio genitori
Genitori in prima linea nello sviluppo del bambino con disturbo dello sviluppo
La rilevanza degli aspetti intersoggettivi
"Già Stern nel suo libro "The Interpersonal World of the Infant” ("Il mondo interpersonale del bambino”), mette in evidenza quanto gli aspetti interpersonali siano elementi fondanti dello sviluppo del bambino.
Le modalità relazionali che il genitore attua con il figlio sono in grado di influenzare l’andamento di sviluppo del bambino autistico.
Per questo si può considerare il genitore come il migliore "esperto” nell’affrontare il difficile compito di riabilitazione del figlio, è colui che detiene gli strumenti necessari per realizzare dei progressi e per raggiungere delle condizioni di vita più accettabili.
Il genitore può essere visto dunque come parte integrante della terapia del bambino e per questo diventa necessario valutare gli aspetti relazionali caratteristici dell’interazione con il figlio, cogliere gli elementi mancanti o inadeguati, portare alla consapevolezza i vissuti emozionali inconsci che influenzano la relazione e trasmettere al genitore maggiori competenze e sicurezze.”
La Dott.ssa Usai, lavorando con un gruppo di genitori del Centro UONPIA di Niguarda ha elaborato l’idea che "la crescita del bambino con Disturbo dello Sviluppo, pur avendo delle forti basi biologiche di partenza, è influenzato da una molteplicità di fattori ambientali che concorrono a produrre un blocco nello sviluppo, differente e specifico per ogni bambino. Tale prospettiva intende portare il focus dell’attenzione sull’unicità di ogni singolo bambino il quale possiede un bagaglio di risorse e specifiche modalità di muoversi nel mondo, di relazionarsi e di difendersi. Per aiutarlo è fondamentale cercare di comprendere profondamente i suoi comportamenti, attitudini mentali ed emozioni che si muovono al suo interno e per farlo si deve tenere in considerazione l’intera famiglia perché è dentro del nucleo familiare che il bambino può sperimentare uno spazio sicuro nel quale riattivare i processi di sviluppo che si erano interrotti e trovare gli strumenti cognitivi ed emotivi che gli servono per muoversi nel suo mondo interno ed esterno.
Pertanto è nata l’esigenza di ascoltare, comprendere e accompagnare il genitore, esplorando insieme a lui le maggiori difficoltà e angosce che emergono quotidianamente per poter riscoprire e valorizzare le potenzialità dell’intera famiglia. E’ necessario restituire al genitore il potere di riattivare nel bambino i processi di sviluppo che si sono interrotti, migliorando le competenze comunicative e relazionali del figlio attraverso un percorso di crescita anche della figura genitoriale e non solo di quella del bambino
"Spazio interpersonale"
"E’ quell’area definita da Stern (1985) "di rispetto”, che esiste attorno ad ogni essere umano, bambino o adulto che sia.
I bambini piccoli sono dotati di strumenti per manifestare ostilità nei confronti della violazione di
questo spazio, che la madre ha la possibilità di comprendere, anche se con immensi sforzi e difficoltà della situazione, ostacolata dal fatto che il bambino comunica per mezzo di un codice simbolico. Il problema risiede proprio nella difficoltà a comprendere questo differente modo di comunicare e trovare una
lettura di interpretazione del suo linguaggio simbolico. In questa situazione è importante che la madre riesca a rappresentarsi il bambino come entità psichica separata, perché il rischio spesso è che lo spazio del bambino venga invaso dalle proiezioni della madre stessa che potrebbero contribuire ad irrigidire
ulteriormente le difese già messe in atto dal bambino con Disturbi dello Sviluppo.”
Dal punto precedente ne consegue che per una "buona relazione” occorre”avere un linguaggio condiviso concentrando l’attenzione a diverse possibilità comunicative a livello simbolico, espressivo e gestuale, ovvero i canali privilegiati del bambino con Disturbi dello Sviluppo.”
"Un altro aspetto da tenere in considerazione è la capacità di sintonizzazione emotiva e di rispondere in modo sensibile, da parte del genitore, ai bisogni di vicinanza, protezione e contatto del bambino. La madre trasmette al bambino sia la comprensione del disagio, sia la percezione corretta dello stato affettivo.”
Dare contenimento
"Un altro compito della madre è quello di dare contenimento, ma la gestione di questo ruolo è molto delicata data la particolare situazione di relazione tra una madre e il figlio con problemi nello sviluppo. Infatti è fondamentale che la madre non cada nell’errore di trasformare questo importante compito, in una situazione di attaccamento eccessivo al figlio che diverrà catastrofico portando il bambino, già chiuso in sé stesso, ad un’angoscia claustrofobica maggiore con il rischio di amplificare ulteriormente il suo isolamento dal mondo esterno.
La clinica mostra talvolta il verificarsi di una situazione in cui la madre, negando di provare sentimenti ostili per il figlio, realizzi una situazione masochista descritta come "modello del sacrificio materno”, dove lo star male diventa comune ad entrambi, madre e figlio sono coinvolti in un circolo vizioso, senza che il genitore riesca a vedere una possibilità di uscita.
Vi è quindi "la necessità di integrare ad un approccio educativo con il bambino l’attenzione alle dinamiche interattive e relazionali con i genitori ed in particolare con la madre. Un approccio così inteso opera sul bambino per condurlo ad una crescita e sviluppo maggiore e parallelamente lavora sulle fantasie, le emozioni e sul legame con i genitori.
Fino a venti anni fa le teorie psicogenetiche tenevano banco e i genitori venivano trattati da "colpevoli”, non avevano parte in un intervento e a volte non erano nemmeno a conoscenza del tipo di trattamento effettuato sul loro figlio.
Oggi si è arrivati a dei radicali cambiamenti rispetto al passato e la collaborazione con la famiglia è diventata, per la maggior parte degli approcci, l’aspetto vitale di ogni intervento. Viene affermato il ruolo dei genitori come educatori e come "esperti” che, pur non conoscendo i deficit che sono alla base del problema, possono rimediare a molti inconvenienti. Gli operatori diventano un punto di riferimento a cui sottoporre i risultati ottenuti e un sostegno per
conquistarne di nuovi.
In questo tipo di lavoro l’alleanza terapeutica tra operatori e genitori si costruisce sulla base di una costante presenza, affidabilità e disponibilità vicendevole e sulla preoccupazione comune per il bene del bambino.”
